CHI SIAMO

Il ruolo dell’istituto nautico è quello di sviluppare le competenze tecnico-scientifiche relative alla navigazione in tutti i suoi aspetti, dalla fase di progettazione alla fase operativa e di monitoraggio. La promozione di tale settore può essere certamente il volano per una ripresa economica e produttiva che si basa su quelle che sono le specificità territoriali che troppo spesso non vengono messe adeguatamente a frutto, a partire proprio dalla formazione di personale tecnico esperto che sia in grado non solo di creare tecnicamente, ma anche di gestire mezzi e operazioni in ambito nautico. Forse, però, l’idea che potrebbe rivelarsi davvero vincente in termini di rilancio del territorio è quella che vede uno sviluppo combinato e diffuso di più competenze relative alla cultura nautica, portuale, più in generale marittima. Se è vero che il porto di Gioia Tauro può competere in quanto a dimensioni e quantità di scambi con i maggiori porti europei – pensiamo ai dati relativi alla logistica che vedono la Calabria posizionarsi tra i primi nodi di scambio container a livello europeo, collocandosi tra il Pireo e Istanbul, tra Valencia e San Pietroburgo –, è pur vero d’altra parte che esso può vantare rispetto a siti quali Amburgo o Rotterdam (che guidano tali classifiche) una collocazione altamente strategica non soltanto dal punto di vista geografico, ma anche storico e culturale. Esso si situa infatti nel cuore della Magna Grecia, luogo di miti che trovano nel mare la propria materia immaginativa e che riecheggiano, troppo spesso inascoltati, nella nostra cultura tradizionale, così come nella toponomastica, basti pensare soltanto a Scilla, ma anche alle Isole Eolie, che, sebbene appartengano amministrativamente alla Sicilia, fanno parte del nostro orizzonte, materiale, di pensiero e di spirito. La Calabria è indissolubilmente legata al mare per cui sarebbe interessante stimolare nei ragazzi una maggiore consapevolezza di quanto il mare rappresenti per sé stessi, per tutti noi, non solo in termini economici, ma in quanto vera e propria matrice spirituale su cui si è formata la nostra millenaria cultura, attraverso la riscoperta dei miti, delle proprie radici.
E’ inoltre ancora piuttosto bassa in Calabria la percentuale di persone che si dedicano all’esplorazione e alla cura dei fondali marini, beh, ancora più bassa è ahinoi la percentuale di persone che si dedicano all’esplorazione e alla cura dei fondali del proprio essere, il rilancio potrebbe forse ripartire da qui???
In questa prospettiva lo sviluppo delle competenze tecniche e marittime, integrato con questa nuova consapevolezza, potrebbe essere proficuamente promosso con percorsi trasversali fra le scuole calabresi, promuovendo fra le stesse l’interscambio di nuovi contributi culturali?
La presenza qui tra noi dell’astrofisica di fama mondiale Sandra Savaglio ci onora e inevitabilmente stimola una riflessione su quello che è il ruolo della donna nei diversi ambiti di ricerca scientifica. Partirei proprio da una sua dichiarazione, ripresa da diverse testate, in cui si sintetizza mirabilmente ciò che significa “fare ricerca”, ovvero “vincere la paura grazie alla curiosità”. La curiosità dunque legata al coraggio di vincere la paura, la paura dell’ignoto, di ciò che non si conosce, il coraggio di superare quel diffuso atteggiamento che mal vede la voglia di una donna, appunto, di voler uscir fuori dal perimetro che una società ancora marcatamente patriarcale le ha assegnato. La scarsa presenza di ragazze negli istituti nautici della regione è, almeno in parte, sintomo di un tabù sociale ancora non del tutto superato, ma per fortuna in via di cambiamento, come la fantastica esperienza di Sandra Savaglio dimostra: un tabù relativo alla diffidenza nei confronti della donna che non si accontenta di esplorare il solo spazio domestico, spinta dalla curiosità di raggiungere nuove mete. Gaston Bachelard scriveva da qualche parte che il primo viaggiatore per mare fu l’uomo più coraggioso, colui che sfidò l’ignoto mettendo a repentaglio la propria stessa vita, rinunciando alla propria tranquillità in nome della curiosità. Ecco, una ragazza dovrebbe scorgere nell’esperienza dell’istituto nautico una possibilità di esplorazione di quell’ambito scientifico dal quale per troppo tempo è stata tagliata fuori, forse in virtù dell’assimilazione del nautico al viaggio per mare, esperienza conoscitiva che poco si confarebbe a una donna. Voglio leggere la presenza di Sandra Savaglio come un’esortazione per le nostre giovani donne a lasciare la terraferma per assecondare la sete di curiosità che sicuramente avranno e che necessita di trovare espressione nell’acquisizione di quelle competenze tecnico-scientifiche che l’istituto nautico può offrire, per vincere la paura, appunto, con una doppia dose di coraggio: in quanto ricercatrici e in quanto donne.
E, dunque, il confronto con la scienza che attiene al mare, può essere un’ulteriore forma di emancipazione per la donna di Calabria che vuole andare oltre, che non si accontenta ed è, per sua natura, piena di coraggio?